“Niente Panico”, Clementina Daniela Sanguanini

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TITOLO: Niente Panico
AUTORE: Clementina Daniela Sanguanini (BIO)
EDITORE: ilmiolibro.it

L’AUTRICE DICE CHE Niente Panico è un romanzo ambientato alla fine degli anni ’60 nell’Italia percorsa da un clima di tensione e violenza sociale. La storia si apre con l’incontro tra una squillo e il suo cliente. Poche pagine nelle quali si passa da un’atmosfera di fine amplesso sessuale al compimento di un brutale assassinio. Al di là dell’intreccio poliziesco, il racconto cerca di restituire un ritratto fedele di luoghi ed epoche, evocandone nel dettaglio il fascino dei contesti, delle atmosfere e si propone di aprire intimi squarci sulle maschere dell’animo umano. Tutta la narrazione è percorsa da una colonna sonora, composta dai cult musicali di quell’epoca che introduce, come nei cori delle tragedie classiche, l’evolversi delle vicende.

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LUCIA

Lucia si accomodò sul bracciolo della poltrona per dare inizio all’ultimo rituale, quello delle calze di seta.

Davanti a sé il cliente, un professionista di successo sulla cinquantina, ricco, potente e sposatissimo, guardava stregato quell’impalpabile e intrigante velo nero che gradualmente si srotolava, dalla punta dei piedi, lungo le interminabili gambe affusolate della ragazza. Piano, piano, il velo arrivava a metà coscia  trasformandosi in bordo più scuro e mostrandone, all’improvviso, la bianchissima pelle.

Dopo aver sapientemente sistemato i gancetti al reggicalze si alzò in piedi torcendosi e mostrandosi di schiena per controllare nella specchiera fissata alla parete di aver proceduto correttamente.

Poi, rigirandosi, riassestò con le mani i lunghi capelli neri ondulati, tirò fuori dalla borsa sul comodino accanto un rossetto che stese più volte sulle labbra sottili. I suoi occhi di ghiaccio scrutarono di nuovo nello specchio l’uomo mentre sfilava dal portafogli il denaro pattuito.

L’ostentazione di quei gesti da sacerdotessa del piacere, creavano un malizioso contrasto con la sua bellezza acerba, spigolosa e vagamente androgina. Tutto in lei trapelava mistero e lui, che non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, ne era totalmente sedotto.

“Quando posso rivederti?”. Chiese, sforzandosi di apparire credibilmente distaccato, controllando l’orologio al polso e allungando piano la mano verso il cappotto.

“Mi farò viva io. Buon Natale!”. Rispose lei fulminea mentre, sistemandosi il filo di perle sulla scollatura del tubino nero, guardava eloquentemente, ma sorridente, la porta della camera.

Aspettò che l’uomo uscisse dalla stanza per raccogliere i soldi lasciati sul letto sfatto e sistemarli in borsetta. Poi si accese una sigaretta che fumò piano, piano, assaporandola fino in fondo, indossò il visone e imboccò la porta.

Sul taxi per tornare a casa estrasse dalla borsa un foglio spiegazzato. Era l’ultima lettera indirizzata alla sua casella postale dall’amica Valentina e riportava la data di una settimana prima: 13 dicembre 1968. A quella lettera, come a tutte quelle che la precedettero, lei non aveva mai risposto.

“ Sfoglio sempre le riviste sicura di trovare la tua foto su qualche copertina. So che presto accadrà! Volevo farti sapere che sto per arrivare a Milano, così se vuoi ci potremo rivedere. Dividerò un appartamento con Loredana e presto ti farò avere l’indirizzo …”

Cercò disperatamente fuori dall’auto, che proseguiva spedita, qualcosa da fissare per distogliere i pensieri che le attanagliavano la mente. In quel momento, il taxi passava davanti alla Rotonda della Besana, il ‘vecchio cimitero’ della città. Deglutì, ripiegò frettolosamente la lettera e la ripose in borsetta. Aprì leggermente il finestrino per respirare una boccata d’aria, quindi tirò fuori dalla borsa le chiavi di casa. Non vedeva l’ora di far ritorno al suo rifugio.

Una volta arrivata, aprì frettolosamente la porta dell’appartamento per richiuderla, una volta dentro, con due mandate. Accese le luci in tutte le stanze, appoggiò la borsa in salotto dove si tolse anche i vestiti abbandonandoli a terra. Raggiunse il bagno, aprì il rubinetto della vasca e vi aggiunse alcune gocce di un profumato bagnoschiuma. Nell’attesa che la vasca si riempisse bene di acqua calda, tornò in salotto, si servì del Porto e, dopo essersi lasciata cadere sulla poltrona, lo sorseggiò piano. Era agitata e cercava in quel modo di procurarsi un po’ di conforto prima di chiudere definitivamente le valigie disseminate tra la camera da letto e il corridoio.

Raccolse dal tavolino da caffè di fronte a sé  il suo biglietto aereo per Rio de Janeiro e lo sistemò in borsetta. Controllò per l’ennesima volta che anche passaporto e denaro fossero al posto giusto e si accertò che la valigetta rigida nera  fosse ben chiusa e riposta all’interno di un’altra più grande, ricolma di vestiti. L’aprì ancora una volta. Lì dentro c’erano venti milioni di lire in mazzetti di banconote da dieci mila: una discreta assicurazione per il futuro.

A quel punto, Lucia, fece una rapida ricognizione nel raccoglitore blu con l’etichetta  ‘Casa’ per verificare di aver rescisso tutti i contratti: gas, luce, telefono,  …

“Bene. Tutto a posto. Questo sarà il mio primo Natale degno di essere festeggiato”. Disse tra sè e sé con una punta di soddisfazione perché quei gesti le facevano pregustare l’inizio di una nuova vita “radicalmente diversa e finalmente felice”.

Della vecchia vita rimpiangeva solo Valentina, la sua unica, vera amica, ma non c’era più tempo per i sentimentalismi.

Andò in vasca per uscirne una ventina di minuti più tardi, rilassata, soddisfatta e “purificata”.

Mentre stava attorcigliando l’asciugamano sui capelli a mo’ di turbante sentì suonare il campanello di casa.

“Chi può essere?”

Infilò l’accappatoio e a piedi scalzi, lentamente per non fare rumore, attraversò il corridoio.

“Nessuno del giro sa nulla dei miei progetti e nessuno è mai venuto qui a casa mia. Sarà qualche sfacciata delle mie vicine rimasta senza sale o senza zucchero, ma stavolta le va male”. Pensò.

Prima ancora di riuscire a sbirciare attraverso lo spioncino della porta, udì una voce.

“Lucia hai un minuto per me? Avrei una bellissima proposta da farti a cui non puoi assolutamente dire di no!”

Nel vedere quel volto e nel sentire quella frase pronunciata con tanta enfasi Lucia si lasciò andare a una risata. Aprì la porta col sorriso per fare accomodare l’ospite inatteso: “Cosa ci fai tu qui? Dai, entra! Oh ma che borsone ti porti in giro?”

“Ciao Lucia, grazie per avermi aperto. Temevo di non trovarti, ma ho provato e mi è andata bene. Come stai?”

“Vieni di là che ti offro qualcosa. Ti va un caffè?”

“No, sono a posto direi. Magari mi siedo un attimo in salotto. Ma che ci fanno queste valigie in giro per casa? Stai andando da qualche parte?”

“Niente di importante”. Si accomodò sul divanetto facendo cenno all’ospite ancora in piedi di occupare la poltrona.

“Ma dimmi piuttosto di quale bellissima proposta volevi parlarmi?”. Tutti quelli che la conoscevano sapevano che Lucia era curiosissima, sempre e di tutto.

“Oh che bei dischi. Caspita, sei aggiornatissima! Ah, questo è perfetto! Posso metterlo su?”. E senza aspettare risposte, sfilò Cheap Thrills dalla custodia, lo mise sul piatto e appoggiò il pick up sulla quarta traccia. Aspettò che Janis Joplin cominciasse a cantare Piece of My Heart per far scorrere il cursore della zip del borsone e tirare fuori un telo di plastica che stese velocemente sul pavimento.

“Sei sicura di non volertene andare lontano? Magari per sempre? Sapessi quante volte mi è capitato di conoscere persone confuse, improvvisamente convinte di aver trovato la risposta a tutte le domande della propria vita. Ma si sbagliavano sempre. E tu? Credi davvero di essere meglio delle altre? Da cosa vuoi fuggire?”

“Ma cosa stai dicendo? Cosa sei qui a fare esattamente? A che serve questa plastica? È meglio se te ne vai e poi hai alzato troppo il volume della musica e mi stai dando fastidio”. Rispose lei alzandosi indispettita dal divano.

“Uhh, ti sto dando fastidio!”. Così dicendo, infilò dei guanti di gomma e, mentre Janis Joplin cantava a voce spiegata “I’ll sing it once again. I’ll say come on, come on, come on, come on and take it! …”, estrasse inaspettatamente dal borsone un martello da carpentiere e, con la ferocia e l’agilità di una tigre che attacca la sua preda, lo scaraventò sul volto della giovane all’altezza degli occhi facendola ruzzolare a terra in una pozza di sangue.

Si accanì più e più volte sulla vittima, saltandole addosso, fendendo martellate e calpestando ripetutamente il suo corpo, senza dire una parola. Poi con un coltello le recise la carotide e la decapitò.

Con il resto degli strumenti custoditi nel borsone tagliò il corpo longitudinalmente seguendo la spina dorsale e successivamente fece minuziosamente a pezzi la poveretta.

Si tolse i guanti sporchi di sangue, ne infilò un altro paio preparati opportunamente e svuotò le valigie di Lucia. Prima estrasse la valigetta nera rigida, l’aprì per ispezionarla e la richiuse mettendola da parte. Poi ripose ogni suo indumento, ogni suo effetto personale, in perfetto ordine nell’armadio, nei cassetti, negli appositi stipetti. Tornò nel salone e sistemò quel puzzle di carne sanguinolenta in sacchetti di plastica ben chiusi che infilò nelle due valigie più grandi.

“Chi credevi di fregare? Stupida vacca!”

Pulì tutto con estrema cura. Recuperò la borsetta della ragazza e la infilò nel borsone insieme al resto. Si cambiò d’abito e con due giri in ascensore si assicurò di portare fuori dall’appartamento tutto ciò che avrebbe potuto destare sospetti.

Caricò valigie e borse nel bagagliaio della propria auto parcheggiata all’angolo e se ne andò senza che nessuno si accorgesse di nulla.

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12 thoughts on ““Niente Panico”, Clementina Daniela Sanguanini

  1. Ho avuto la posibilità di leggere per intero Niente Panico. L’epoca in cui si svolge il noir è quella del miracolo economico italiano; fase irta di tensioni, novità, fermenti. L’autrice ci parla giustamente delle maschere che portiamo in società; negli anni ’60 inizia a imporsi il primo consumismo e quindi i rapporti tra gli individui ne risentono. L’essere cede il passo all’apparire, anche se naturalmente da sempre si indossano maschere e la stessa parola persona significa in latino maschera. Certamente il consumismo e l’edonismo creano una spirale destinata ad accrescere certi aspetti negativi; l’identità viene a dipendere da quello che acquistiamo e da ciò che possiamo dimostrare di poter far nostro. Anche uno dei personaggi positivi del libro, la gemella Stella, per un certo periodo indossa suo malgrado una maschera (per cause psicologiche), prima del chiarimento finale. Un altro aspetto che mi piace sottolineare è che la stessa Stella, dopo aver subito la perdita della famiglia, ritrova uno spirito positivo dando senso alla sua vita attraverso i sentimenti; si realizza in un certo senso il concetto greco del “dolore come fonte di conoscenza”. La sofferenza, infatti, dà nuova consapevolezza e forza alla giovane; il noir, nonostante i tanti delitti truci e le vicende fosche di cui tratta, si chiude con un piccolo ma significativo arcobaleno.

    • Ciao Valentino, grazie. Sì in questo romanzo ho voluto mettere in scena il gioco delle maschere, quelle che vengono indossate così spesso, prevalentemente in modo intenzionale, talvolta perché esiste la convinzione che sia troppo difficile l’attraversamento della vita.

  2. E’ stato il primo libro che ho messo in valigia per le vacanze. Non vedo l’ora di leggerlo, ma me lo gusterò con calma….magari di giorno! Non la sera, quando leggo di solito, essendo stanca per godermi quello che leggo! Mi attira il fatto che sia un giallo e che sia ambientato negli anni in cui io ero una bimba! …….ora lo leggo e poi torno qui ! Buone vacanze, ciao cristina p.

  3. Perché la vittima si fidava dell’assassino a tal punto da non nascondergli le valigie sparse e quindi la sua intenzione di partire? Che ruolo avrà la misteriosa amica Valentina negli sviluppi della storia e nelle indagini? Penso che l’autrice, in questo preludio alla storia, abbia sapientemente usato uno stile asciutto e una tecnica narrativa che mostra senza “raccontare” troppo e, allo stesso tempo, invoglia il lettore a cercare risposte per le domande che emergono spontaneamente.

  4. Un assaggio letterario che incuriosisce e accresce la voglia di scoprire chi è l’assassino, penetrato con tanta amichevole facilità a casa di Lucia. Personaggi, luoghi, situazioni e un delitto orrendo descritti con sintesi e capacità giornalistiche.

  5. La scena è molto cruda. La narrazione è buona, forse un po’ sbrigativa nella parte del delitto, che viene liquidato in poche parole. Forse avrei descritto meglio la situazione, con qualche dettaglio in più. Comunque si genera un certo interesse per quello che seguirà.

    • ciao Fra, innanzitutto grazie per il commento. Il cuore del romanzo sta nell’approfondimento della personalità dei vari protagonisti, nel mettere a nudo le diverse maschere umane, mentre il delitto è un espediente che serve a tessere la detection story. Ma, questo è anche il primo capitolo e avevo pensato che, come tale, avesse lo scopo di ‘agganciare’ il lettore, fornirgli i primi indizi attraverso cui percorrere insieme la trama per iniziare la propria indagine, ma senza anticipare troppo!

    • Ciao Nadia, grazie!!! La lettera, infatti, darà luogo alla continuazione dell’indagine …l’idea di inserire stralci musicali si lega a doppio filo con l’intenzione di restituire, sia un’immagine cinematografica allo svolgimento delle vicende, che tutto il ‘sapore’, le atmosfere, il ‘mood’, della fine degli anni ’60. Ogni brano proposto all’interno del romanzo è stato pubblicato in quegli anni, prevalentemente tra il ’68 e l’estate del ’69. Inoltre, lo scopo di questi inserti musicali, come hai giustamente rilevato tu, voleva appunto essere quello di anticipare il tone of voice degli avvicendamenti di ciascun capitolo, la stessa funzione dei cori delle tragedie classiche greche. Grazie!!!!!

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