“Io e i miei piedi”, Stella Stollo

IO E MIE PIEDI COPERTINA OK

TITOLO: Io e i miei piedi
AUTORE: Stella Stollo (BIO)
EDITORE: Graphofeel Edizioni

L’AUTRICE DICE CHE Mirco è un ultratrentenne laureato e disoccupato,  con una sviscerata passione per il tè, un profondo odio per il caffè e una strana dermatite alle piante dei piedi.  Decide di cercare nella scrittura una terapia per i suoi mali e narra così gli ultimi cinque anni della sua “misera esistenza”, segnati da  una madre invadente, da una fidanzata asfissiante  e dall’evoluzione  di un fastidiosissimo quanto provvidenziale prurito ai piedi che, proprio il giorno della sua laurea, è arrivato a salvarlo da un destino già segnato. Attraverso la “malattia” e soprattutto attraverso la scrittura, la vita di Mirco cambia aspetto e svolta in una direzione inattesa, perché come dice il saggio “solo chi è senza desideri trova ciò che ha sempre desiderato”. Un romanzo brillante con profonde riflessioni sull’esistenza, sul destino e sulla casualità degli eventi, espresse in uno stile ironico e leggero. Una storia che restituisce il buonumore, mostrando che spesso la soluzione ai nostri problemi è già  lì, a portata di mano, anzi…di piedi: basta muovere i passi giusti! Questo romanzo è risultato vincitore del premio letterario “Cogito ergo scrivo” 2011 ed è arrivato finalista al secondo posto nel concorso per opere edite “Il Profumo della Creatività” 2012 .

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LA SCELTA DELLE BOMBONIERE

Barbara si era comportata in modo straordinariamente civile per tutta la durata della cena, senza alzare la voce neanche una volta, e anche dopo, tra le mura del nostro nido, continuò a fingere calma e gentilezza. Ma non dubitavo che dentro di sé stava covando un furore che prima o poi avrebbe riversato contro di me, paventavo con una certa violenza. Per il momento me la fece scontare “dimenticandosi” di spalmarmi l’abituale pomata serale sui piedi e la mattina dopo arrivò addirittura a versare un po’ di caffè sulla mia camicia preferita, per poi profondersi in mille scuse con voce melliflua e poco sincera. E così andai a scegliere le bomboniere con le due donne, sentendo a mia volta un furore che mi si andava ingrossando dentro, per il fatto che l’una volesse punire me a causa del comportamento dell’altra.

Quando entrammo al “Per Sempre”, la mia rabbia fu temporaneamente sopita dall’effetto narcotizzante di un’atmosfera fatta di odore di fiori dolci, musica New Age e visioni provenienti da un altro secolo: tulle dai delicati colori pastello o di eleganti bordeaux e verde salvia, nastrini di raso in tinta, trine, merletti, sacchettini preziosamente ricamati, bamboline di porcellana biscottata, pupazzetti, casette, alberelli e funghetti di pasta al sale che sembravano usciti da un libro di fiabe, mensole scintillanti dei più svariati oggettini d’argento e di peltro, cristalli rilucenti per tutti i gusti, dal secchiello del ghiaccio al tenero passerotto. Mai avrei pensato che una piccola stanza potesse contenere sittante preziose futilità!

La commessa iniziò a proporci alcuni articoli, ma Barbara  quasi subito scovò ciò che aveva già in mente: una coppia di piccoli cigni in ceramica, con i becchi uniti in un eterno bacio.

Annalisa intervenne:

«Beh, io non vorrei immischiarmi, certo le bomboniere sono le vostre, i cigni sono carini, ma  non vi sembrano un po’ troppo sentimentali? Dopotutto non avete più vent’anni. Non vi pare che qualcosina come questo» proseguì prendendo in mano e rimirando una cornucopia d’argento, «non vi sembra che sia molto più adatta una cosa così?»

Barbara osservò attentamente la cornucopia da cui fuoriuscivano frutti, semi e ogni ben di Dio. Mi aspettavo che da un momento all’altro lanciasse un urlo d’orrore che avrei ben compreso, quegli affarini erano veramente terrificanti, ma lei si limitò a dire con voce neutra:

«A me piacciono di più i cigni.»

Tutta quella calma risvegliò improvvisamente il mio furore e, per vendicarmi del modo in cui la mia ragazza mi aveva trattato nelle ore precedenti, decisi di spalleggiare mia madre:

«A me invece sembrano più interessanti le cornucopie.»

«Più interessanti?» si stupì Barbara.

«Ma sì, più originali, meno scontate. E poi sono pur sempre in argento.»

«Ah, ho capito. Pensi che l’argento sia più adatto» continuò con  quell’odiosa tranquillità che mi spinse a rincarare la dose:

«Ma sì! E poi questi cigni sinceramente li trovo un tantino patetici.»

La guardai fisso, aspettando che finalmente si mettesse ad urlare. E invece proseguì a sorprendermi, concludendo in tono impersonale:

«Beh, se le cose stanno così, allora vada per le cornucopie.»

Uscimmo dal negozio “Per Sempre”, tornando alla realtà della strada con il suo traffico assordante e l’odore dei gas di scarico misto a quello dei cassonetti della spazzatura.

Osservavo Barbara e mi chiedevo se per caso fosse la felicità delle nozze a renderla tanto arrendevole, quando mi accorsi che Annalisa stava invece fissando le mie ciabatte.

«Come va?» mi chiese a bruciapelo.

«Non ci sono miglioramenti» risposi secco.

«Che cura stai facendo?»  continuò a informarsi.

«Ho iniziato a usare una nuova pomata. Dicono che sia miracolosa. Come si chiama, aspetta, non mi ricordo il nome.»

«È una crema al cortisone consigliata da un professore amico dello zio Adelmo» intervenne Barbara.

Al solo sentire il nome dello zio,  la mamma arricciò il naso:

«Bah! Cortisone! Non capisco perché vi ostiniate a farvi avvelenare da questi medici.» Ci pensò un attimo lisciandosi la fronte. «Senti, facciamo così, quando tutte queste beghe delle nozze saranno passate e avremo un po’ più di tempo, ti porto io da un agopuntore. Vedrai che qualcosa ne uscirà fuori.»

A questo punto accadde l’inevitabile. Barbara fece uno scatto e con voce leggermente alterata iniziò a rivolgersi ad Annalisa:

«Avete tutto il tempo che volete, anche adesso. Sa che cosa le dico, signora? Le restituisco suo figlio, così avrà tempo e modo di curarlo bene, come io non ho saputo fare.»

«Ma via ragazza mia, stai scherzando.»

Barbara replicò con voce ferma:

«No no, non scherzo affatto. Se lo tenga pure suo figlio, signora. Se lo può tenere per sempre.» sbuffò e poi finalmente si decise ad urlare:   «Lui e i suoi piedi!»

Dopo aver pronunciato questa frase, recuperò in un attimo la calma. Fino ad allora  mi aveva trattato come un pacchetto postale, in quel momento invece si girò verso di me e gelidamente mi disse:

«Vado da Chiara a Brescia. Ti do una settimana di  tempo per togliere le tende. Al mio ritorno non voglio trovare nella mia casa alcuna traccia né di te né delle tue cose.»

Ero annichilito e non proferii parola. Lei si sfilò l’anello di fidanzamento, me lo mise in una mano e richiudendomela mi disse:

«Fallo fondere insieme con le fedi nuziali che devi ritirare stasera e fattici fare una bella cornucopia d’oro.»

Furono le sue ultime parole. Da allora non l’ho più vista. L’ho ringraziata molte volte in cuor mio per essersi risvegliata in tempo e per non aver permesso che la mia inerzia esistenziale congiunta al suo desiderio di metter su famiglia ci spingessero a compiere un passo che non avrebbe potuto che rivelarsi fatale per entrambi.

Annalisa voleva portarmi a mangiare qualcosa per sederci e fare il punto della situazione, ma io la salutai, camminai qualche metro in avanti come un automa e poi svoltai a destra, imboccando la prima traversa che incontrai.

Camminavo e pensavo. Certo, avevo di che meditare: in un solo colpo ero rimasto senza la donna che avrei dovuto sposare, senza il lavoro che avrei dovuto iniziare grazie alle sue conoscenze e senza  la casa che mi aveva offerto rifugio fino a quel momento. Ma invece di riflettere su tutto questo, mi sorpresi completamente immerso nell’analisi del mio rapporto con Annalisa. Non potevo fare a meno di amarla. Era bellissima, raffinata ed elegante, era la persona più intelligente che avessi mai conosciuto. Ed era mia madre. Come avrei potuto non amarla? Eppure il pensiero di tornare a vivere con lei, il solo pensiero di  tornare a nascondermi sotto le sue ali, già mi provocava una crisi di soffocamento.

Ma dove altro sarei potuto andare, visto che ero stato sfrattato, ero senza un lavoro e senza prospettiva alcuna? Come dice il saggio, il viandante va dove gli vengano offerti acqua, cibo e sorrisi. E non si volta indietro.

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10 thoughts on ““Io e i miei piedi”, Stella Stollo

  1. Ne capitano di tutti colori a questi personaggi, veramente di tutti i colori!
    Leggere Stella Stollo quando si addentra nei meandri dei sentimenti umani, mi diverte, mi intriga e mi rilassa, il fiume di parole nel quale resto intrappolata mi provoca una sorta di effetto stimolante.
    In questo romanzo ho trovato con piacere una carrellata sui legami familiari, ma non solo, anche su personaggi a corollario, le fidanzate e immagino che verrà esplorata anche la rete amicale. Questo mi fa pensare che leggere “Io e i miei piedi” sia come trovarsi di fronte ad una finestra aperta sul mondo delle relazioni umane: impossibile non sentire il desiderio di guardare “a più non posso”.
    Inoltre mi piacciono lo stile narrativo, il sapiente – acuto profilo personologico dei vari protagonisti e le splendide metafore (stupenda l’immagine del ‘viandante’). C’è davvero molto qui dentro; è un romanzo sicuramente DA NON PERDERE!

    • E se ti inviassi un contratto come agente letterario? 😉
      Grazie di cuore per la tua lettura attenta e partecipe.

    • Grazie, Nadia! In questo caso anche per il protagonista la scrittura diventerà un mezzo per trasformare il tragico in comico, comprendere e comprendersi meglio…

  2. Confermo, si legge molto piacevolmente e questo sprazzo di quotidianità, con una situazione tipica ragazzo-fidanzata-suocera/madre, è reso con freschezza, realismo ed una certa, sottile ironia.

    • Grazie mille! Ho scelto questo brano perché lo ritengo particolarmente divertente e rappresentativo della condizione di Mirco in balia delle sue due donne. In realtà tutto il romanzo è pervaso da una sottile ironia, da un umorismo un po’ pensieroso e malinconico.

  3. Brano letto in un amen, a sottolineare quanto agile e svelta sia la scrittura di Stella. I giovani protagonisti sono abilmente descritti, si accapparrano entrambi tanta simpatia e non si sa bene per chi tifare, se per la nuora scampata ad un’antipatica sudditanza o per il figlio in bilico tra madre e fidanzata.

    • Grazie di cuore per i tuoi apprezzamenti, Marilù. Ti sorprenderà sapere che invece io tifo per la madre! Ma hai ragione tu: in questo breve brano Annalisa risulta piuttosto antipatica…

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