“Il volto segreto di Gaia – La cerca”, Maria Lidia Petrulli (2)

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TITOLO: Il volto segreto di Gaia – La cerca
AUTORE: Maria Lidia Petrulli (BIO)
EDITORE: Il Ciliegio

L’AUTRICE DICE CHE tutto inizia su Artan, un pianeta dove coesistono due razze diverse ma non aliene fra loro. Una è la razza umana che, dopo aver raggiunto un elevato livello di tecnologia senza provocare disastri ecologici o d’altro genere, sviluppa un insolito quanto esasperato terrore della morte. La seconda razza che vive su Artan è quella degli ybridis, umana nell’aspetto morfologico, diversa da un punto di vista del funzionamento mentale. A lungo umani e ybridis hanno vissuto insieme senza rivalità eccessive, ma il terrore della morte e delle contaminazioni sviluppate dagli umani, determinano anche la nascita di una progressiva diffidenza nei confronti dei particolari poteri posseduti dagli ybridis; gli umani cominciano a temere che gli ybridis vogliano sopraffarli, e mettono in atto una strategia d’attacco con l’intenzione di sbarazzarsi di loro.

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OGNI CREATURA DEVE TROVARE IL PROPRIO SOGNO

Gli tornò in mente quel che lo Spirito di Ybris gli aveva detto al loro ultimo incontro, prima della partenza: «Chiunque smarrisca la propria magia perde la capacità di prevedere dove lo porteranno i suoi passi, e la sua mente finirà per elaborare creazioni che uccidono l’anima delle cose, sino a cadere nell’oscurità di un futuro in cui non esiste nulla al di fuori dell’individuo e delle sue sciocche invenzioni. Quando l’uomo perde i suoi sogni e la capacità di guardare oltre, non esiste più civiltà, Elias; la storia di Artan insegna. Quando troverete il manufatto l’equilibrio verrà ripristinato e gli errori del passato cancellati, è scritto fra le infinite pieghe del tempo che brama di tornare a essere libero dal giogo che lo tiene legato all’essere umano: la libertà è altra cosa da quel che conoscete. Il manufatto appartiene a un altro mondo e in quel mondo gli ybridis potranno tornare a essere se stessi; il mio tempo volge alla fine, Elias, per questo dovrai imparare a fare affidamento sulle tue sole forze: io sono soltanto un maestro che vuole lasciare se stesso in eredità».
Ma lo Spirito di Ybris gli aveva detto dell’altro, qualcosa che lui non si aspettava.
«Gli Arcani furono il primo popolo; profondamente legati alle energie della terra e dell’aria, dell’acqua e del fuoco, su di esse gli Arcani sapevano agire, nel bene e nel male. Oggi la loro memoria è andata perduta fra i granelli portati dal vento eppure, per oltre tremila anni, furono il primo e unico popolo di Artan; gli Arcani esaudirono il desiderio più grande di ogni creatura vivente, conquistarono l’immortalità. Impararono a spostarsi e a vivere fuori dal tempo, e a lungo si limitarono a trasferirsi nella nuova dimensione quando si sentivano ormai prossimi alla morte, dopo aver concluso il proprio ciclo vitale; in questo modo, gli antichi equilibri non furono mutati. Purtroppo però, nessun essere vivente è immune dall’avidità. Avvenne che molti Arcani preferirono restare fuori dal tempo per lunghi periodi, affinché la vita mortale venisse allungata, la nuova capacità entrò nei loro geni e la loro razza cominciò a cambiare. Vivere fuori dal tempo apportò una maggiore fragilità, il vacillare di molti poteri e i loro figli non furono più gli stessi. Quando si resero conto di essersi spinti troppo oltre e che molti dei loro talenti erano ormai irrimediabilmente danneggiati, Ybrisi, uno dei personaggi più potenti della storia degli Arcani, fuse nella pietra l’energia dei cinque elementi creando il gentium con cui diede vita al Monolito Ybris. Dal monolito nacqui io, il suo spirito; Ybrisi sapeva che i poteri degli Arcani e la magia erano destinati a scomparire, così ne racchiuse l’essenza nel Monolito affinché la loro eredità non andasse dispersa. Gli Arcani scomparvero fuori dal tempo e la loro progenie, gli ybridis, gli successe sulla terra di Artan. Gli ybridis avevano perso il Potere della Terra e, con esso, la capacità di adattarsi alla vita reale; troppo fragili per far fronte alla paura della morte, preferirono rifugiarsi fuori dal tempo per vivere nella contemplazione. A quel tempo gli uomini fecero la loro comparsa su Artan, non avevano poteri ma amavano la terra ed erano più forti e concreti; la fragilità e la facile propensione degli ybridis alla disperazione fece loro paura, temettero che la loro razza si indebolisse stando a contatto con quel popolo che giudicavano strano, mentre i poteri di cui questi ultimi erano ancora dotati incutevano loro diffidenza e il timore di essere annientati: l’uomo pensava che non avrebbe potuto combattere con essi ad armi pari. L’uomo crebbe, invase le terre e creò una sua civiltà mentre gli ybridis erano intrappolati fuori dal tempo, non ci fu mai una vera alleanza fra i due popoli; il resto della storia vi è nota».
Elias ed Eistir non si erano persi una sola parola, lo Spirito di Ybris aveva continuato a raccontare.
«Uomini e ybridis, tutti perdeste la capacità di sognare e voi sapete che “ogni creatura deve trovare il proprio sogno affinché la strada diventi facile. Non esiste un sogno perpetuo, ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna mai volerne trattenere alcuno”. Ora il mio compito è finito e quel che mi restava da rivelare è stato detto».
Si erano accomiatati così e non l’avevano più rincontrato.
Adesso Eistir stava al suo fianco a contemplare con lui l’universo stellato, Elias sentì lo Spirito eternamente errante dell’amico fermarsi qualche attimo.

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One thought on ““Il volto segreto di Gaia – La cerca”, Maria Lidia Petrulli (2)

  1. Questo brano, come gli altri, trasmette immagini suggestive, descritte con linguaggio che, nonostante il genere del libro, non è pesante e accompagna il lettore. L’impressione, dai brevi brani, è che il romanzo possa favorire l’immersione totale in un mondo nuovo e affascinante. Ci faccio più di un pensierino…

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