“Il volto segreto di Gaia – La cerca”, Maria Lidia Petrulli (5)

il volto segreto di Gaia_cover

TITOLO: Il volto segreto di Gaia – La cerca
AUTORE: Maria Lidia Petrulli (BIO)
EDITORE: Il Ciliegio

L’AUTRICE DICE CHE tutto inizia su Artan, un pianeta dove coesistono due razze diverse ma non aliene fra loro. Una è la razza umana che, dopo aver raggiunto un elevato livello di tecnologia senza provocare disastri ecologici o d’altro genere, sviluppa un insolito quanto esasperato terrore della morte. La seconda razza che vive su Artan è quella degli ybridis, umana nell’aspetto morfologico, diversa da un punto di vista del funzionamento mentale. A lungo umani e ybridis hanno vissuto insieme senza rivalità eccessive, ma il terrore della morte e delle contaminazioni sviluppate dagli umani, determinano anche la nascita di una progressiva diffidenza nei confronti dei particolari poteri posseduti dagli ybridis; gli umani cominciano a temere che gli ybridis vogliano sopraffarli, e mettono in atto una strategia d’attacco con l’intenzione di sbarazzarsi di loro.

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EISTIR E PASQUAL

«Sono Eistir di Artan e voi il Sapiente di Gaia».
Pasqual si riprese, contrariato: «I sapienti sono filosofi, io sono uno scienziato che cerca di modificare la vita trasformandola in qualcosa di meglio», non gli piacque il tono con cui l’altro l’aveva apostrofato e lui non aveva nessuna intenzione di farsi insultare da un alieno bastardo.
«Un sapiente non modifica la vita»; Eistir gli si avvicinò quasi a sfiorarlo, «la vita ha le sue regole, sagge ed eterne, modificarle vuol dire che, un giorno o l’altro, l’armonia si perderà nuovamente e un altro Cataclisma distruggerà il tuo mondo».
“Uccello del malaugurio”, pensò Pasqual e odiò l’alieno che lo guardava dall’alto in basso, “tu non sai nemmeno chi io sia, io sono un creatore e tu uno stupido filosofo da quattro soldi che non capisce nulla di civiltà e di progresso”.
«La scienza serve a migliorare la qualità della vita», si limitò a controbattere.
«Forse non abbiamo lo stesso concetto di vita migliore».
«Tu cosa sei? Un sapiente della tua gente?», gli chiese lo scienziato, ironico.
«No, ma so leggere i sentimenti di chi mi sta davanti e distinguere i sani dai pazzi».

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