“Il Fiore Nero”, Simone Turri (3)

copertina

TITOLO: Il Fiore Nero
AUTORE: Simone Turri (BIO) (con Daniela Mecca)
EDITORE: Edizioni Montag

L’AUTORE DICE CHE Il Fiore Nero è un’antologia di sette racconti, sette sguardi sul sentiero percorso dal Male, un sentiero nel quale non ci sono né vincitori né vinti, ma solo una sofferenza che non dà tregua.

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LA PANCHINA

È Natale e c’è aria di festa. Le luci degli addobbi ammiccano scintillanti donando un pizzico di serenità e spensieratezza nei cuori della gente che passeggia a braccetto per le vie soffermandosi di tanto in tanto ad ammirare vetrine che invogliano all’acquisto di ogni genere di prodotto. Qualche raro fiocco di neve scende calmo dal cielo grigiastro tramutandosi in gocce d’acqua prima di adagiarsi al suolo ormai umido. Una coppia d’innamorati passeggia sorridendo fra loro: sembrano felici, anche se una punta di malinconia si stende come una coperta di rughe sul suo volto mentre lei gli accarezza la guancia amorevolmente. Una signora anziana dall’altro lato della strada cammina a fatica stringendo il guinzaglio del suo cagnolino Birba, il quale si protegge dal freddo grazie al suo cappottino rosso. Birba cerca di far affrettare il passo alla signora perché odia bagnarsi il pelo grigio lucido perennemente ben curato.

Un agente di polizia intento a dirigere il traffico a un incrocio scruta nervosamente il suo orologio da polso impaziente di terminare il proprio turno lavorativo per festeggiare l’avvento assieme alla famiglia.

Fa freddo e anche le vetrate a specchio dei grattacieli sono appannate mentre quelle illuminate rivelano la presenza d’instancabili stacanovisti che con tutta probabilità hanno scordato la magia di questa festa.

In un parco molto grande con alberi secolari, fontane prosciugate che d’estate si rianimano di acqua vitale, con bimbi urlanti che giocano a rincorrersi mentre mamme apprensive li seguono con lo sguardo vigile, con signori intenti a leggere quotidiani seduti sulle classiche panchine di legno verdi, con donne che spettegolano fra loro, animate dalla classica volontà di saperne sempre di più, c’è una panchina diversa da tutte le altre per il semplice fatto che quella è la panchina.

A prima vista potrebbe sembrare una panchina normale, come tutte le altre presenti in quel parco e in altri del resto del mondo: un’anima di ferro arrugginito con dei riccioli eleganti a terminare i braccioli. Dei listelli robusti di legno verniciato verde che seguono armoniosamente l’un l’altro pronte per accogliere la linea del corpo della persona che vi prenderà posto. Ogni panchina ha una o più storie da raccontare e ogni panchina ha un’età. La panchina c’è sempre stata, anche se in altre epoche la sua forma non era quella di oggi e le storie che ha da raccontare sono l’espressione più intima dell’umanità. Anche i “passeggeri” della panchina hanno caratteristiche diverse fra loro: bambini, adolescenti, uomini e donne, anziani … tutti hanno avuto a che fare con Lei e tutti in seguito hanno incontrato la morte.

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One thought on ““Il Fiore Nero”, Simone Turri (3)

  1. Tutti e tre i brani incuriosiscono. Il terzo, forse per la sua maggiore corposità, è quello che mi intriga di più. La normalità viene scandagliata nei suoi tranquilli e rassicuranti dettagli fino a scoprire che dietro l’apparenza si cela il male. La forma rimane scorrevole e la lettura prosegue agile anche quando i periodi si allungano. Complimenti

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